S. Paolo, I Corinzi, 12, 4 - 11

<<Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro l'interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l'unico e medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.>>

Giancarlo Bruni, Dalla Parola alla Vita, EDB, Bo, '91, pag.172:

LA CITTA' DELLO SPIRITO

<<Emerge un modo di essere uomini, come suggerisce il brano della I Lettera ai Corinzi, attorno a un Padre che per mezzo del Figlio dona, assieme al Vangelo, lo Spirito Santo, il quale elargisce a ciascuno un carisma per l'utilità comune. In maniera assolutamente libera e gratuita. Nascono così uomini, donne e comunità sottratti all'orgoglio, perché tutto è grazia; al vantaggio personale, perché tutto è in funzione della crescita comune; della concentrazione, perché a ciascuno è data una manifestazione dello Spirito; all'uniformità, perché diversi sono i carismi e quindi i servizi che ne conseguono; all'esaltazione indebita, perché ogni carisma è complementare all'altro e non sempre ciò che è spettacolare, come il parlare in lingue, è altrettanto utile. Vi è una gerarchia fra i carismi che non crea privilegio, ma che si giustifica in base alla capacità di far espandere la vita comune...>>

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Il silenzio, come il parlare, è comunicativo. Esso è un elemento da cui la quotidiana esperienza umana non può prescindere. (…)  
Richiamare l’attenzione sul silenzio, sulle sue figure, sulle sue metafore, sui messaggi e le comunicazioni non significa attribuire scarso valore alla parola. L’uomo è tale per la parola e non, in primis, per il silenzio. La parola ha il primato sul silenzio, ma la parola deperisce, si trasforma in grido, in rumore, in stordimento se perde il rapporto col silenzio. (…)
Lo aveva intuito Kierkegaard:« (…) non si riesce più a sentire la parola di Dio;  e se la si annuncia con mezzi rumorosi, gridandola a squarciagola per coprire il chiasso, non sarà più la parola di Dio. Procura il silenzio! Promuovi il silenzio!» (…)
Si è di fronte ad una situazione in cui sembra trovare conferma un aforisma di F. Nietzsche: «bisogna avere oscurità dentro di sé  per partorire una stella danzante».
Arnaldo Nesti, Il silenzio come altrove, paradigmi di un fenomeno religioso, Borla ed. Roma, 1989.

Come l’oscurità è il silenzio, un deserto è il silenzio. Non è semplicemente vuoto il silenzio; vi è un silenzio generato dalla musica, dall’om originario che è vibrazione  anzitutto che suono; è il silenzio  campo dell’infinito poter essere e poter dire, da cui ogni parola può sgorgare. È bella ed importante ogni parola di risposta ad un modo di essere, di stare, di imbattersi, di interrogare ed interrogarsi, ma va cercata una pausa, come se all’improvviso non si abbia più nulla da dire e dirsi. Tre, dieci, mille  cose nuove sono lì pronte a uscire: eventi, fatti, esperienze, sensazioni, opinioni; ma lì nell’attimo, non smarrirsi nell’attraversare quel vuoto, quando qualcosa è stata detta ed un’altra non è ancora sgorgata; far durare quell’attimo per un attimo ancora, se è il caso, solo a provare. Nascerà una cosa nuova, esperienza e parola; una parola veramente nuova, più profonda, sentita, voluta, cercata –  intenzionalmente ma talvolta, di più, spontaneamente. Quell’attimo di silenzio dell’anima, di vuoto di parole con mira a trovare la base del respiro può trasformarsi nella mano retrotesa a cercare l’energia più giusta per far scoccare la freccia di parola ora che giunge alle labbra, e che saprà meglio cogliere nel segno. L.P.


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